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Dic
20
2019
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Parassiti natalizi

 

Siamo ormai prossimi al Natale e La Belle Verte compie 11 anni. Festeggiamo allora parlando di parassiti natalizi, non nel senso di parenti o amici che richiedono prestiti o riciclano regali altrui, ma di parassiti – ovviamente – vegetali.

 

Il vischio è stato cantato già dai celti e le antiche genti scandinave e di esso si parla anche nell’Eneide di Virgilio, dove era il “ramo d’oro” (per il colore chiaro delle sue foglie e pseudo-bacche) sacro a Proserpina, necessario ad Enea per poter scendere nell’Ade e rivedere suo padre. Non è una specie protetta, anche se riveste un ruolo importante all’interno delle dinamiche ecologiche del bosco. I druidi, sacerdoti celtici, attribuivano al vischio un grande potere, poiché è una pianta celestiale in quanto aerea, cioè che vive sul tronco degli alberi senza mai toccare terra. Panoramix, il druido di Asterix, usava il vischio tra i numerosi ingredienti della sua pozione magica. Inoltre, baciarsi a capodanno sotto il vischio porterebbe fortuna (leggete qui), per cui rientra tra le piante simbolo delle festività natalizie, come l’agrifoglio e il pungitopo.

 

Si pensa spesso che il vischio sia un’epifita – un termine che deriva dal greco (il prefisso “epi” significa ‘sopra’) – cioè una pianta che cresce su un’altra pianta (in questo blog, avevamo parlato tempo fa delle Bromeliaceae, molte delle quali epifite). Le epifite in senso stretto non sono però parassite e non ottengono direttamente l’alimentazione dall’albero ospite su cui crescono, sebbene si possa dire che danneggino l’ospite indirettamente. Non sono quindi “autostoppiste” innocue perché gli alberi fortemente infestati spesso mostrano segni di morbilità o lesioni. Gli alberi in stato senescente tendono ad essere inclini all’infestazione da epifite. Inoltre, poiché le epifite vivono in un ambiente dominato da livelli fluttuanti di nutrienti, umidità e luce, si può dire che sono adattati per resistere a stress periodici. I mezzi per procurarsi nutrienti minerali e umidità sono cruciali per un’epifita e possono avere un impatto su altri organismi all’interno dell’ecosistema. Infatti, In molte foreste mature il carico di epifite è maggiore di quello delle erbe sottostanti e non di rado la superficie fogliare collettiva delle epifite supera quella dell’albero ospite.

 

Ci sono poi piante parassite ed emi-parassite (queste ultime “in parte” parassite). Il vischio è appunto una di queste.

 

Esistono due tipi principali di parassiti del fusto: i grandi e folti emi-parassiti arborei, in particolare i vischi dell’ordine Santalales (famiglie Loranthaceae, Viscaceae ed Eremolepidaceae); e i generi Cassytha e Cuscuta, che sono piante rampicanti parassite ad ampia distribuzione, con fusti filiformi senza foglie attaccati alla pianta ospite per mezzo di ventose. I parassiti del fusto sviluppano austori (estroflessioni simile a radici) che li collegano all’ospite. La specie ospite fornisce al parassita acqua e sostanze nutritive sia minerali che organiche (zuccheri). Per far questo, le piante parassite ed emi-parassite hanno numerosi stomi (aperture fogliari), in modo che si instauri un alto tasso traspirativo in grado di attirare acqua e sostanze nutritive dall’ospite.

 

I parassiti del fusto possono essersi evoluti da epifite che generalmente non avevano relazioni specie-specifiche. Le Santalaceae, che sono correlate ai vischi, sono particolarmente interessanti perché sono parassiti delle radici, ad eccezione di Dendrotrophe, un genere di parassita del fusto. Le Santalaceae sono emi-parassite senza preferenze dell’ospite. Thesium ha radici erranti che attraversano il suolo a una profondità di pochi centimetri, stabilendo contatti multipli con le radici degli ospiti. Forse le Santalaceae illustrano un esempio dell’origine del parassitismo del fusto dal parassitismo radicale o viceversa.

 

I vischi sono emi-parassite, cioè piante fotosintetiche che ottengono in parte acqua e sostanze nutritive dall’albero ospite. Presentano alti tassi traspirativi al fine di ottenere acqua e nutrienti essenziali dall’ospite, che deperisce lentamente. Nei vischi, l’ipocotile si allunga dal seme con una minuscola radichetta sulla punta. Questa è coperta di papille che secernono una colla quando toccano la superficie dell’ospite. La radichetta quindi si allarga per formare una ventosa a forma di tazza che penetra nel tessuto dell’ospite. Sotto l’epidermide dell’ospite si forma quindi un callo verde ramificato. In molti vischi tropicali (Loranthaceae ed Eremolepidaceae) come Plicosepalus sono presenti radici epicorticali che si arrampicano lungo il ramo producendo austori secondari in tutti i punti di contatto.

 

Vischio (Viscum album L.) su un ramo di pero selvatico (foto: A. Sofo)

 

Alcuni vischi presentano un tessuto extra-ovulare (una pseudo-bacca) sul seme, oltre a essudati chimici utili per l’attaccamento (viscosità) e la germinazione – il contenuto appiccicoso delle bacche del vischio è stato utilizzato come colla per la pratica dell’uccellagione -. Il testa (un tegumento) del seme è fortemente ridotto in modo che gli embrioni vengano rilasciati in una massa appiccicosa. Le famiglie di vischio Loranthaceae e Viscaceae si sono probabilmente evolute da gruppi non parassiti attraverso un parassita radicale emi-parassitario. Il vischio Anothofixus, che è un’epiparassita obbligato, attacca il floema del suo ospite, il vischio Amyema, mentre quest’ultimo viene a contatto a sua volta con lo xilema del suo ospite, Casuarina. Spesso c’è specificità dell’ospite come nel caso di Arceuthobium su Pinus o Juniperus.

 

Pseudo-bacche di vischio (Viscum album L.) (foto: A. Sofo)

 

Una caratteristica molto insolita dei vischi tropicali (famiglia Loranthaceae) è il modo in cui alcuni sembrano assomigliare alla forma della foglia del loro ospite, una strategia quindi di mimetismo vegetale. Amyema linophyllum, parassita della Casuarina, ha foglie a forma di rami di quest’ultima. Altre specie assomigliano ai fillodi dell’acacia, come dimostrato nel 75% dei vischi australiani. Dendrophatae shirleyi può addirittura assomigliare a tre diversi tipi di ospiti con foglie piatte lineari-lanceolate, foglie spesse arrotondate o foglie compresse lineari.

 

Vischio tropicale; Loranthaceae (fonte: M. Ingrouille e W. Eddie 2006)

 

Mimetismo (riquadro in alto a destra) di Amyema linophylla

 

Molti vischi sono impollinati dagli uccelli e hanno fiori attraenti (comprese corolle esplosive). Anche la pseudo-bacca viene solitamente disseminata dagli uccelli.

 

Guano di tordela con semi di vischio (fonte: A. Girodo)

 

I vischi inoltre sono molto studiati per le loro elaborate strategie di impollinazione dei fiori e di dispersione dei semi. A titolo di esempio, in un vischio parassita (Tristerix corymbosus), le strategie contrastanti di impollinatori (colibrì) e dispersori (marsupiali) influenzano il tempo di fioritura: l’apertura dei fiori durante l’inverno e la tarda primavera determina un numero minore di visite da parte del colibrì e riduce l’impollinazione e l’allegagione rispetto ai fiori che si aprono in autunno o all’inizio della primavera. Tuttavia, i frutti prodotti durante l’inverno beneficiano di alti tassi di rimozione e dispersione durante l’estate quando il principale dispersore, il marsupiale Dromiciops australis, alleva la prole. In questo caso, l’ottimizzazione della dispersione dei frutti con i tempi dell’attività del marsupiale può essere tanto importante, se non più importante, del successo dell’impollinazione nel determinare il tempo di fioritura. Questi risultati suggeriscono che il periodo di attività dei dispersori di semi può modellare l’evoluzione della fioritura, anche se gli agenti di dispersione non interagiscono con i fiori. Influenze simili possono determinare i periodi di fioritura di molte specie con frutti o pseudo-frutti carnosi che si affidano a Vertebrati come dispersori di semi.

 

Mi fermo qui. Auguri e arrivederci all’anno prossimo!

 

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