La belle verte
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Giu
08
2017
0

I sistemi tradizionali di recupero della fertilità dei suoli: nuove idee per vecchi sistemi.

Una gestione errata dei campi causa, nel lungo periodo, la compattazione, l’erosione e la perdita di sostanze nutritive del terreno. Cosa possono fare i piccoli agricoltori per ripristinare e recuperare la qualità e la fertilità dei loro suoli? Gli agricoltori sono generalmente consapevoli del fatto che il loro terreno si sta degradando. Si accorgono dei solchi, fori e gole che si formano nei loro campi. Anche se non sono così attenti ai loro terreni, finiscono per contare meno sacchi di grano o cassette di frutta al momento della raccolta annuale. Ma cosa possono fare per evitare questi danni? Nel corso dei secoli, i piccoli agricoltori in tutto il mondo hanno trovato molti modi ingegnosi per coltivare le colture e allo stesso tempo conservare e trattenere il terreno coltivato su pendii ripidi – facilmente oggetto ad erosione proprio perché in pendenza – ed eventualmente ripristinare il terreno degradato. In Etiopia, per esempio, gli agricoltori usano tradizionalmente un ampio repertorio di tecniche “sostenibili”: muretti di pietra e terrazze, strisce vegetali, creste e bacini, piscicoltura, consociazione (coltivare più colture, anche erbacee e arboree, nello stesso campo e nello stesso periodo) e piantumazione di alberi per fare ombra. Approcci nuovi sono stati aggiunti a questo repertorio, spesso adattando i sistemi tradizionali di coltivazione.

 

I grandi agricoltori usano alcune pratiche dell’agricoltura conservativa ma combinano la monocoltura con l’uso di semi geneticamente modificati.

 

I rimedi rientrano in quattro tipi generali: agronomici, vegetativi, strutturali e gestionali. Le misure agronomiche implicano la modifica della modalità di coltivazione del raccolto. L’aratura e la piantumazione ortogonalmente al pendio invece che su e giù per il pendio (cioè parallelamente alle linee di pendenza) possono ridurre l’erosione e trattenere l’acqua piovana. La permacultura, difatti, riprende questa tecnica creando delle trincee ortogonali alle linee di pendenza e riempiendole parzialmente di materiale organico (strati di fieno, cartone, letame, ecc.). I cereali, in consociazione o in rotazione con i legumi, ristabiliscono la fertilità del suolo e riducono la necessità di fertilizzanti a base di azoto, perché le leguminose ospitano nelle loro radici batteri in grado di fissare l’azoto gassoso atmosferico. L’applicazione di materiale pacciamante, compost e letame permette di aggiungere sostanze nutritive e organiche al suolo, e di stimolare i lombrichi (vedete questo mio articolo di qualche mese fa) e altri organismi benefici del suolo. L’aggiunta di calce riduce l’acidità. L’agricoltura conservativa (da alcuni anche chiamata “sostenibile”) consiste in realtà in una combinazione di misure agronomiche: elimina o riduce l’aratura e in generale la lavorazione del suolo, protegge il terreno con colture pacciamanti o di copertura e ruota le colture per mantenere la fertilità e controllare i parassiti e le erbacce. Questo approccio, comune nelle Americhe e in Australia, spesso prevede l’uso di erbicidi per sopprimere le erbacce, e le diverse specie coltivate sono state geneticamente modificate per resistere proprio all’erbicida usato. È curioso quindi che OGM e metodi di coltivazione conservativi possano andare tranquillamente d’accordo. In Africa e in Asia, i piccoli agricoltori seminano e diserbano a mano, o usano speciali attrezzi trainati da animali che disturbano il suolo il meno possibile. Non c’è bisogno di andare così lontano, dal momento che alcune buone pratiche agricole sostenibili sono applicate anche in molti campi del sud Italia. Queste prevedono l’irrigazione a goccia (spesso fertirrigazione, anche con acque reflue derivanti da impianti di depurazione), l’aggiunta di compost (che funge da fertilizzante e ammendante allo stesso tempo), la permanenza di residui colturali e di potatura nel campo (dove vengono trinciati e incorporati nei primi centimetri di suolo), la non lavorazione o la minima lavorazione del terreno e, in generale, la diminuzione delle perdite di sostanza organica dai suoli coltivati, che si riflette in maggiore acqua e nutrienti nel suolo.

 

Un mix di misure è generalmente la migliore soluzione. Anche i piccoli agricoltori, con poche opzioni possono aumentare significativamente le loro rese.

 

Il problema è che il passaggio all’agricoltura di conservazione può essere difficile: gli agricoltori potrebbero aver bisogno di imparare nuove abilità, cambiare le specie e le varietà coltivate, investire in nuove attrezzature e sforzarsi di controllare le erbacce. Le misure vegetative prevedono l’impianto di piante erbacee, cespugli o alberi per rallentare il flusso d’acqua, trattenere il suolo e diminuire la velocità del vento (causa di erosione eolica). Le siepi e gli alberi piantati intorno ai campi separano gli animali dai raccolti e producono frutta e legna da ardere. Le strisce di erba lungo linee di contorno del campo possono essere una preziosa fonte di foraggio e possono intercettare abbastanza terreno per costruire una serie di terrazze.

Gli alberi e le piante erbacee piantate lungo i corsi d’acqua possono ristabilire solchi, fori e gole esistenti nel suolo e impedire che se ne sviluppino di nuovi. Le misure strutturali comportano lo spostamento di terra e pietre per costruire barriere fisiche. In molte aree dei tropici, spettacolari terrazze rendono possibile la coltivazione di colture su pendii ripidi. In Cina, Himalaya e Asia sud-orientale, terrazze secolari di terriccio vengono utilizzate per coltivare riso (cianobatteri azotofissatori fanno sì che la fertilità di queste terrazze sia rimasta costante anche dopo secoli di coltivazione continua). Sulle Ande, terrazze in pietra vengono utilizzate per coltivare patate. In Etiopia, le terrazze sono piantate con cereali, caffè e cotone. Altre misure strutturali comprendono il posizionamento di cumuli di vegetazione, terriccio e pietre lungo le linee di livello (contour bunding), i condotti di taglio, lo sbarramento delle gole, e i serbatoi per la raccolta dell’acqua.

 

La coltivazione convenzionale usa l’aratura per diserbare. L’agricoltura conservativa invece usa spesso gli erbicidi. Questo permette di risparmiare tempo ma rischia di contaminare l’ambiente.

 

La categoria finale, le misure di gestione, comportano il cambio dell’uso del suolo. Un esempio è quello di recuperare un’area di terra degradata per tenere fuori gli animali da pascolo, dando alla vegetazione la possibilità di ripristinarsi. Gli agricoltori possono tagliare e trasportare foraggio per nutrire il bestiame. Piuttosto che consentire agli animali di vagare liberamente, sono scelti pascoli e coltivazioni foraggere a rotazione, che permettono all’erba e agli alberi di ricrescere sulla terra nuda. Spostando le loro mandrie in cerca di erba e acqua, i pastori evitano di denudare una particolare zona di vegetazione. Le misure più appropriate per la conservazione del suolo dipendono dalle situazioni particolari. Il contour bunding va bene su pendii poco ripidi, ma inefficace sulle colline più ripide. Le strisce di erba non crescono in zone secche o se al bestiame è permesso pascolare e calpestare. I singoli agricoltori possono applicare alcune misure per conto proprio, ad esempio arando e piantando lungo le linee di livello (perpendicolarmente alle linee di pendenza), ma altre misure richiedono che tutti gli agricoltori di una determinata area collaborino. Le terrazze e altre misure strutturali richiedono molta fatica per essere costruite e devono estendersi lungo una collina per essere efficaci. Pianificarle, costruirle e ripararle sono di solito uno sforzo di comunità. Laddove non esista una tale tradizione di aiuto reciproco, la creazione di tali strutture può avere bisogno di sostegno esterno. Ciononostante, l’investimento potrebbe non essere valido dato il valore delle colture che possono essere coltivate sulla terra riabilitata e la necessità di mantenere le strutture una volta costruite. Spesso una combinazione di misure agronomiche, vegetative, strutturali e gestionali è la cosa migliore, ad esempio costruire terrazze per coltivare un mix di colture, includendo erbe foraggere e alberi.

 

COMMENTI 0   |   Scritto da Horty in:  Natura e libertàScienza e fantascienza |
Mag
20
2017
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Nutrirsi bene nutrendo i suoli

L’agricoltura convenzionale si basa sui fertilizzanti minerali per nutrire le colture e su pesanti lavorazioni del terreno, ma in tal modo finisce per rovinare il suolo, diminuendone la sua qualità chimica, fisica e biologica, che a sua volta influenza la fertilità. L’agricoltura biologica considera il suolo alla base della produzione sostenibile. In termini di produzioni e di area coltivata, però, l’agricoltura biologica rappresenta una piccola fetta della “torta agricola”. Tuttavia, le sue idee e i suoi metodi hanno un impatto notevole in quanto sono pioniere di una forte onda di innovazione. Ciò è particolarmente vero per la sua idea centrale: mantenere e aumentare la fertilità del suolo come chiave per la sostenibilità e la produttività.

è qui che entrano in gioco i microorganismi del suolo. Essi sono paragonabili ad abili operai (un grammo di suolo può contenere fino a un miliardo di batteri, senza considerare i funghi!); forniscono alle piante nutrienti benefici lavorando con la natura per garantire una buona struttura del suolo. Questi aspetti non dovrebbero essere trascurati, ma è esattamente quello che l’agricoltura convenzionale include. La diffusione di fertilizzanti minerali può alimentare il raccolto ma allo stesso tempo ignora le esigenze dei microorganismi viventi nel suolo. L’applicazione di fertilizzanti minerali riduce la quantità di materiale organico che questi microorganismi degradano e riciclano e, di conseguenza, i microorganismi stessi rimangono senza cibo.

L’azoto proveniente da fertilizzanti di sintesi è un’altra parte del problema in quanto velocizza la decomposizione di sostanze organiche nel suolo. Maggiore è il suo dosaggio, più veloce è il degrado; e maggiore è il surplus di azoto nel suolo, il quale percola nelle falde idriche e può divenire tossico (soprattutto se in forma nitrica). Con la perdita di humus, molti degli effetti positivi dovuti ai microorganismi del suolo scompaiono. Le colture diventano più suscettibili ai parassiti e la qualità del terreno diminuisce velocemente. L’applicazione di fertilizzanti a base di fosfati può anche essere controproducente: danneggia e riduce la crescita dei funghi micorrizici, quelli in simbiosi con le radici e che aumentano l’assorbimento dei fosfati.

 

 In molte aree, la domanda per la qualità biologica supera l’offerta.

 

Al contrario, un concetto fondamentale dell’agricoltura biologica è la creazione di condizioni ideali per i microorganismi del suolo. Le rotazioni colturali e l’applicazione di colture di copertura per tutto l’anno mantengono una ricca varietà di vita al di sopra e al di sotto del terreno, proteggono la superficie del suolo dall’erosione e promuovono la crescita delle radici. Tutto ciò, a sua volta, alimenta meglio i microorganismi e migliora la struttura fisica del suolo. Basti pensare che un terreno sano può conservare fino a quattro volte il proprio peso in acqua; ciò consente di compensare periodi di forti piogge o siccità, cosa che i terreni impoveriti e compattati non hanno capacità di fare. Nelle zone tropicali, l’agricoltura biologica può garantire una ricca varietà di specie non solo mediante la rotazione delle colture ma anche con la presenza di più colture allo stesso tempo (consociazione), facendo cioè crescere contemporaneamente vari raccolti in uno stesso campo.Inizio modulo Queste colture simultanee possono trovarsi su diversi piani: alberi al di sopra, arbusti nella fascia intermedia, piante più basse vicino al suolo. In questi sistemi, i microorganismi del suolo decompongono le foglie che cadono dagli alberi e i residui colturali, riciclano le sostanze nutritive e le rendono disponibili ad altre colture. Queste colture miste avrebbero anche senso a medie latitudini – come avviene per la viticoltura o per la coltivazione di alberi da frutto. Il mix di colture sopprime i parassiti e stimola la crescita reciproca delle piante.

 

 Il percorso più breve non è sempre il più efficiente: i microorganismi muoiono quando i fertilizzanti minerali nutrono le piante.

 

Favorendo la decomposizione e la conversione della materia organica, l’agricoltura biologica contribuisce a creare un elevato livello di attività biologica nel suolo, che nutre le colture stesse. Poiché evita fertilizzanti minerali e migliora la qualità del suolo, l’agricoltura biologica utilizza mediamente il 30% in meno di combustibile fossile per ettaro rispetto all’agricoltura convenzionale e, in media, conserva il doppio di anidride carbonica nel terreno, mitigando quindi gli effetti del riscaldamento globale dovuto all’effetto serra. La sostanza organica lega inoltre i nutrienti e li trattiene nel terreno. Se c’è poco humus, le sostanze nutritive – in particolare l’azoto – possono essere facilmente dilavate nell’acqua sotterranea, fuori dalla portata delle radici delle piante. A titolo di esempio, i tassi di lisciviazione sulle aziende biologiche sono circa la metà di quelle della produzione convenzionale. Inoltre, colture coltivate biologicamente possono mobilitare il fosforo – elemento di solito non molto disponibile – dal suolo stesso, rendendolo più disponibile per le piante, così riducendo o eliminando la necessità di applicare fertilizzanti minerali a base di fosfati.

 

I microorganismi del suolo vivono tempi difficili (zone rosse). 

 

E per quanto riguarda le rese? Un’analisi basata su 160 ricerche ha dimostrato che nei paesi sviluppati le rese dovute ai metodi di agricoltura biologica sono in media il 92% di quelli convenzionali, quindi solo di poco inferiori a questi ultimi. Nei tropici, un’analisi tratta da 133 studi ha mostrato che l’agricoltura biologica ha aumentato i rendimenti fino al 74% senza diminuire la fertilità del suolo a lungo termine.

L’agricoltura biologica ha infatti un approccio di base e tecniche per la gestione sostenibile del suolo nel medio-lungo periodo, nel senso che i suoi effetti benefici non sono immediati. Tuttavia, le sue tecniche devono essere ancora studiate, sviluppate e migliorate ulteriormente per combinare la parte scientifica con la pratica e venire incontro alle reali necessità degli agricoltori e del mercato. In particolare, è necessario migliorare la fertilizzazione organica attraverso metodi moderni di compostaggio. Per eliminare i fertilizzanti sintetici, sono necessarie tecniche meccaniche, chimiche, microbiologiche e biologiche per piccoli impianti di produzione che possano convertire i fosfati minerali in forme più solubili, così come sistemi agricoli che producano rese elevate e fissino sufficiente azoto biologico.

I vantaggi dell’agricoltura biologica sono oggi più che mai evidenti. Per il suolo, non importa se la produzione sia “biologica certificata”, ma che segua i principi biologici.

COMMENTI 0   |   Scritto da Horty in:  PersonaliScienza e fantascienza |
Apr
01
2017
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Post d’aprile

 

 

Incredibile ciò che ho trovato oggi su un sito di un’università (di cui non faccio il nome) e depositato in una cartella compressa sul loro server (anche qui mi sono ripromesso la massima segretezza). L’ho trovato per caso mentre cercavo materiale su piante officinali. Ometto nomi e riferimenti per evidenti quesioni di privacy, ma lascio a voi i commenti. Il documento è scaricabile qui.

Auguri

COMMENTI 0   |   Scritto da Horty in:  Senza categoria |
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