La belle verteLa belle verte - Questo blog vuole essere uno spazio di libera discussione sulla mia passione, nonché lavoro: il verde, silenzioso e sessile mondo vegetale e le sue relazioni con il suolo e l'ambiente. Siete tutti invitati!
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Feb
27
2020
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I benefici delle micorrize

 

 

A volte capitano delle belle sorprese, anche per chi come me lavora in una piccola realtà. Ho ricevuto, credo tramite questo blog, un invito a collaborare ad un numero speciale sulla biodiversità del suolo da parte di ricercatori dei Royal Botanic Gardens di Kew-Londra su una rivista (Plants, Planet and People), che apprezzo molto e di cui ho spesso parlato. Mi hanno chiesto in particolare di scrivere qualcosa sul ruolo delle micorrize (ne abbiamo già parlato più o meno recentemente qui, qui e qui) in aree verdi urbane. Sappiamo che la biodiversità, compresa quella del suolo, ci dà numerosi vantaggi che si riflettono alla fine in migliori condizioni di vita ma, a causa della complessità del suolo, studiarne la biodiversità è molto complesso e dispendioso.

L’articolo è il piccolo tassello di un progetto più grande chiamato State of the World’s Plants and Fungi (SOTWPF), che viene periodicamente aggiornato on-line (da cui è possibile scaricare bellisime pubblicazioni). Mi ha colpito la richiesta specifica (le micorrize), il luogo (le città) e la finalità (benessere psico-fisico delle persone), segno che ormai esiste una certa sensibilità a tutte le interazioni biotiche, comprese quelle tra suolo, funghi e piante, fino ad arrivare ai loro effetti sul benessere psico-fisico dell’uomo. Dopo decenni di riduzionismo, comincia quindi a farsi spazio anche tutto un filone di ricerca con una visione più olistica dei fenomeni biologici che avvengono nel suolo. Questo, non lo nascondo, mi fa molto piacere.

Dato che siamo in tema, ne approfitto per invitarvi a dare un’occhiata alla nuova sezione di Plants dal titolo Plant–Soil Interactions, di cui sono coordinatore. Pubblicheremo articoli dal taglio biologico ma anche agronomico su tutti i processi che si verificano nelle interfacce tra piante, radici, organismi del suolo (microrganismi, funghi e fauna) e la componente organica e inorganica del suolo.

 

Riporto qui in basso un estratto divulgativo e un po’ semplificato del mio articolo. Come sempre, vi prego di citarne la fonte se decidete di usare parte del testo per vostri scopi.

 

 

Il 90% delle specie di piante vascolari e non vascolari è coinvolto in interazioni simbiotiche mutualistiche delle loro radici con i funghi, formando diversi tipi di micorrize (termine che letteralmente significa “fungo-radice”). I benefici di queste simbiosi sono tali che le piante investono fino al 20% dei prodotti della fotosintesi per supportare le strutture micorriziche. Le micorrize si riscontrano naturalmente in tutti i terreni e sono ben riconosciute come una delle principali forze nell’ecologia e nell’evoluzione delle piante. Possono promuovere la crescita delle piante fornendo loro i nutrienti che ne limitano la crescita, aumentando la fitness ecologica di entrambi i partner (pianta e fungo). Ciò è dovuto principalmente all’aumento del volume del suolo esplorato, rispetto a quello a cui ha accesso il solo apparato radicale.

Inoltre, molti funghi micorrizici non sono specifici solo per un ospite, e quindi un fungo può colonizzare e interconnettere le radici di un numero considerevole di piante, creando reti micorriziche che formano la cosiddetta micorrizosfera. Questa è importante per modellare l’ambiente in cui crescono piante e funghi. Ad esempio, la composizione microbica dei sistemi di radici micorrizate è molto diversa da quella delle radici non micorrizate – un fenomeno noto come “effetto micorrizosfera” – a causa del cambiamento chimico e fisico del suolo. Pertanto, la presenza di reti micorriziche facilita la crescita di altre piante e distribuisce risorse tra le piante indipendentemente dalla loro dimensione, stato o specie.

Oltre agli evidenti e noti benefici per la crescita delle piante, come l’aumento della biomassa e della produzione, l’incremento della fotosintesi e dell’allocazione dei carboidrati, una migliore regolazione della respirazione radicale, maggiori difese contro parassiti e malattie, e così via, una vasta gamma di altre risorse e processi (ad es. produzione primaria, approvvigionamento, sostegno, regolativi, culturali, ecc.) – i cosiddetti servizi ecosistemici – sono forniti dalle micorrize. La maggior parte degli studi sulle micorrize ha spesso avuto un focus fitocentrico, senza considerare, in base ad un approccio olistico, l’ampia gamma di servizi ecosistemici che queste forniscono. La mancanza di relazioni micorriziche viene infatti riconosciuta come una delle principali cause che limitano l’insediamento e la crescita delle piante in una varietà di paesaggi urbani, agricoli e industriali.

Le società umane beneficiano di una moltitudine di servizi ecosistemici da ecosistemi naturali e non, ai quali le micorrize danno un contributo cruciale. Poiché questi servizi ecosistemici sono apparentemente gratuiti e infinitamente disponibili, sono dati per scontati come benefici pubblici, mancano di un mercato formale e sono tradizionalmente assenti dai bilanci delle società. In particolare, gli habitat urbani sono ambienti unici e difficili per le comunità vegetali, fondamentalmente a causa dell’aumento degli stress abiotici (disturbo, inquinamento, siccità, irraggiamento elevato, escursione termica, estremi climatici, ecc.). Tuttavia, la necessità e la richiesta di ampliare le aree verdi nelle città sono in aumento. Esistono diverse possibilità per il rimboschimento urbano, ma la maggior parte richiede un uso intenso di sostanze chimiche e fertilizzanti di sintesi. Una soluzione fattibile potrebbe essere quella di applicare artificialmente le micorrize per migliorare la crescita e la tolleranza delle specie ornamentali agli stress ambientali. Pertanto, la simbiosi micorrizica può essere una strategia adeguata e sostenibile per stabilire comunità di piante artificiali nelle città.

Gli uomini stanno modificando l’ambiente a un ritmo senza precedenti. Al giorno d’oggi, la maggior parte della popolazione mondiale vive in luoghi urbani e suburbani. I suoli urbani presentano spesso proprietà fisiche, chimiche e biologiche alterate rispetto ai suoli non antropizzati. Sfortunatamente, per motivi politici, sociologici e ambientali, i suoli urbani sono però spesso difficili da ripristinare, mentre il loro recupero sarebbe di fondamentale importanza per aumentare il benessere umano (ad es. attività all’aperto e riduzione dello stress). Numerosi progetti sono stati realizzati in Europa con l’obiettivo di ampliare lo spettro delle specie arboree coltivabili nelle città applicando artificialmente funghi micorrizici sui suoli. Molti di questi progetti hanno rivelato un più alto grado di tolleranza delle piante agli stress abiotici causati dalle attività umane (in particolare calore e siccità), densità elevata delle piante, inquinamento, scarsa quantità di suolo, e hanno sottolineato l’importanza delle micorrize per la sopravvivenza delle piante e per il loro equilibrio nutrizionale, per la bonifica del suolo (in termini di immobilizzazione e assorbimento di inquinanti) e del suo ripristino (ad es. discariche). Oltre ai benefici per le piante, un’altra importante funzione delle micorrize è il loro ruolo nella struttura fisica dei suoli. Ciò può essere particolarmente rilevante nei suoli urbani, dove fertilità, contenuto idrico, penetrazione delle radici ed erosione sono rilevanti.

La natura dell’ambiente urbano diventa un fattore importante se ci occupiamo del ripristino e della conservazione della biodiversità e degli ecosistemi nelle città e nei loro dintorni. Diverse caratteristiche uniche dei suoli e degli ecosistemi urbani pongono problemi particolari per il ripristino ecologico o il miglioramento delle condizioni di degrado del suolo nelle città. Al fine di aumentare la sopravvivenza e promuovere la crescita degli alberi in ambiente urbano, in grado di raffreddare l’ambiente a causa della traspirazione e ridurre lo stress visivo e acustico degli abitanti delle città, una strategia affidabile potrebbe essere quella di usare inoculi micorrizici commerciali. Le micorrize, applicate in particolare agli alberi e alle colture ad alto valore come le specie ornamentali, potrebbe consentire una riduzione delle pratiche di gestione del suolo e dell’applicazione di fitofarmaci e fertilizzanti nelle aree verdi urbane, con ripercussioni ambientali ed economiche positive. Nonostante questa strategia posa avere potenzialmente successo, gli ostacoli allo sfruttamento razionale delle micorrize variano sulla base di aspetti economici, tecnici, legislativi e culturali, quali la disponibilità di prodotti commerciali a base di micorrize e le possibilità tecniche e legislative di applicarli negli ecosistemi urbani.

Sicuramente sono stati fatti molti passi avanti. Ad esempio, la selezione di specie vegetali da utilizzare sui tetti inerbiti, la cui importanza nelle città di tutto il mondo sta aumentando esponenzialmente nell’ultimo decennio, si è spesso basata principalmente sulla loro capacità di far fronte alle dure condizioni dei tetti urbani (ad esempio, forte vento e irraggiamento, carenza di sostanza organico e sostanze nutritive, siccità intermittente). Oggi sappiamo che l’incorporazione di funghi micorrizici nel terreno può migliorare una serie di attributi funzionali dei tetti inerbiti, tra cui una più ampia gamma di specie vegetali utilizzate, la resistenza alla siccità, la qualità del percolato, l’efficienza nell’uso dei nutrienti e il sequestro del carbonio, riducendo la necessità di fertilizzanti esterni. Considerando che non tutte le specie vegetali comunemente utilizzate possono essere facilmente colonizzate dalle micorrize, dovrebbe essere fatta un’attenta selezione delle piante per essere efficacemente integrata nella progettazione dei tetti inerbiti. Inoltre, i progettisti potrebbero trarre vantaggio dalle specie di piante micorrizate utilizzando inoculi disponibili in commercio, che possono essere incorporati direttamente in miscele senza suolo per la piantumazione. In alternativa, piccole quantità di materiale organico ad alto contenuto di inoculo fungino potrebbero essere aggiunte al terreno di coltura.

In conclusione, le micorrize presenti e/o applicate artificialmente nei suoli delle aree verdi urbane possono dare numerosi benefici: ricreativi, per la salute umana, economici e ambientali. Questi ultimi includono anche minori emissioni di gas serra dovute al minimo utilizzo di fertilizzanti sintetici e di fitofarmaci, e alla riduzione delle perdite per lisciviazione nelle acque sotterranee (ad es. di nitrati e nitriti) e dell’eutrofizzazione di stagni e corsi d’acqua a causa dell’eccesso di fosforo e azoto. Pertanto, nonostante il confronto tra il micobiota negli habitat selvatici, rurali e urbani abbia rivelato differenze ammirevoli tra le aree naturali e disturbate, con la più bassa biodiversità negli ambienti urbani, i benefici dell’applicazione delle micorrize nelle aree verdi delle città sembrano essere promettenti e molto probabilmente influenzeranno la coscienza dei cittadini e le tendenze del mercato nel prossimo futuro.

 

 

Grazie a loro, ho scritto

 

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Gen
23
2020
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Biologico, biodinamico e tradizionale: cosa mangiamo e come lo coltiviamo

 

Prima di tutto, buon anno a tutti i lettori di questo blog!

Questo mese, tra alti e bassi, sono stato parecchio impegnato con la stesura di articoli scientifici – lavoro che mi piace molto fare e che mi consente di valorizzare i dati ottenuti dagli esperimenti e di farli conoscere al maggior numero di persone. Questo lavoro, non meno difficile del condurre gli esperimenti stessi, ha anche un grande vantaggio: mi permette di imparare scrivendo, e quindi di tenermi aggiornato.

Dal momento che sono convinto che l’attività di divulgazione non sia meno nobile di quella scientifica e che non mi è mai piaciuto occupare né tantomeno presidiare torri d’avorio, ho accettato l’invito del Circolo UAAR di Bari per un seminario sui diversi sistemi di gestione agronomica, parlando di agricoltura convenzionale, intensiva, tradizionale, sostenibile, integrata, ecc., fino ad arrivare ai controversi metodi biologici e il biodinamici.

Ho imparato mentre mi documentavo per la presentazione, ho imparato durante la presentazione, tenuta in un pub rumoroso, ho imparato dalle domande del pubblico, tutte azzeccatissime. Come diceva Socrate, nonostante lo sforzo nel preparare l’intervento, ho acquisito la consepevolezza di sapere di non sapere abbastanza; ma questo è il bello della ricerca, la quale non ha verità assolute e insegna a non averne.

Scrivo qui solo il messaggio principale del documento: cioè che l’agricoltura “migliore” non esiste, ma la scelta giusta dipende dalle situazioni e dagli obiettivi. L’innovazione, la ricerca, la conoscenza e la trasparenza sono le armi vincenti dell’agricoltura integrata, che si modifica e si adatta a seconda dei contesti.

Se siete curiosi e interessati, vi lascio alla presentazioneil cui pdf potete scaricare da qui. Siete liberi di usarla come più vi piace ma, nel caso lo facciate, per favore citatene la fonte.

 

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