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Mag
29
2020

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Pandemie vegetali (seconda parte)

Sempre in tema di pandemie vegetali, oggi parliamo della grafiosi, una patologia che interessa le piante di olmo. L’agente causale è il fungo Ophiostoma ulmi (anche chiamato Ceratocystis ulmi) la cui diffusione è facilitata da coleotteri del genere Scolytus o del genere Pteleobius, che compiono parte del proprio ciclo vitale nella corteccia degli olmi e scavano gallerie nel legno appena sotto la corteccia. Questi insetti vettori sono attirati da piante indebolite e, se colonizzano un olmo infetto da grafiosi, si sporcano con le spore del fungo e, quando migrano su un olmo sano, ne favoriscono l’infezione. Co-responsabili del contagio sono anche le attività di potatura e il contatto tra le radici di olmi contigui. Il fungo blocca i vasi che conducono la linfa alle foglie, inibendo il trasporto dell’acqua e provocando l’ingiallimento delle foglie con successiva morte di parti di rami, branche o dell’intera pianta.

I coleotteri che fungono da insetti vettori per Ophiostoma ulmi.

 

La malattia, che può avere decorso cronico o acuto, è originaria dell’Asia e colpisce tutte le specie di olmi, ma non tutte con la stessa gravità. Le specie asiatiche di olmi, convivendo da sempre con questa malattia, hanno sviluppato un certo grado di resistenza. Intorno al 1920, il fungo raggiunse l’Europa e fu descritto per la prima volta nei Paesi Bassi, per cui la malattia fu denominata “Dutch elm disease” (DED, malattia olandese dell’olmo), nonostante la sua origine nell’estremo Oriente. Dall’Europa, la grafiosi raggiunse la costa atlantica del Nordamerica, espandendosi verso ovest piuttosto lentamente. Nel 1939 la grafiosi si era già diffusa rapidamente in Europa, uccidendo oltre il 50% degli olmi nella sola Olanda. La campagna olandese era particolarmente vulnerabile alle devastazioni della malattia perché la stragrande maggioranza degli olmi piantati in Olanda apparteneva al clone sensibile Ulmus × hollandica “Belgica”. In Italia primo caso di grafiosi dell’olmo risale al 1930, ma si pensa che il patogeno fosse arrivato già alla fine degli anni ’20.

Dopo la sua rapida decimazione di tutti gli olmi europei e i successivi focolai locali, la grafiosi venne considerata una malattia endemica di scarsa importanza. Tuttavia, questa situazione tranquilla si interruppe bruscamente intorno al 1967, quando iniziò una nuova e più devastante epidemia che ebbe probabilmente origine in Gran Bretagna e dovuta all’importazione di tronchi di olmo dal Canada. Questo ceppo fungino più aggressivo e molto più patogeno (Ophiostoma novo-ulmi) si sviluppò da una mutazione avvenuta in Nord America. La seconda epidemia, ormai diffusa in tutta Europa, fu più grave di quella iniziale degli anni ’30, dal momento che le specie di olmo europee erano molto meno resistenti nei confronti del ceppo aggressivo del fungo. A partire dal 1967, in una ventina d’anni morirono milioni di olmi europei, in particolare moltissimi esemplari di grande mole. In Italia, ancora oggi, l’area interessata dalla grafiosi dell’olmo comprende tutta la Penisola e le Isole, con perdite vicine al 100% degli olmi adulti. Tuttavia le specie di olmo in natura non sono minacciate di estinzione poiché le piantine fino a 2-3 m di altezza sono indenni dalla malattia. La grafiosi ha quindi condannato l’olmo a passare da grande albero a piccolo arbusto.

L’olmo americano (Ulmus americana) è un albero che vive principalmente nella valle del Mississippi, in Nuova Inghilterra e nell’est del Canada, fino al 48º parallelo circa, nonché uno dei simboli dello stato del Massachusetts. Al contrario della specie europea dell’olmo (olmo campestre, Ulmus minor Mill.), la quale ha sviluppato una certa resistenza alla grafiosi, l’olmo americano è sensibile alla malattia, per cui i biologi prevedono la sparizione dal suo habitat nel giro di pochi decenni. La grafiosi arrivò nel Nord America nel 1930, nascosta sotto la corteccia di una spedizione di tronchi di olmo campestre importato in Ohio per la fabbricazione di impiallacciatura. La malattia uccise gli olmi americani così rapidamente che all’inizio si aveva paura che l’olmo americano fosse destinato all’estinzione. Fortunatamente, questa terribile previsione non si verificò. Infatti, la specie prospera ancora e si riproduce come un albero selvatico nei boschi umidi e lungo le rive dei fiumi in tutto il Nord America orientale. Come pianta di interesse paesaggistico, tuttavia, l’olmo americano è vicino all’estinzione: i grandi vecchi esemplari che un tempo erano parte integrante del paesaggio del New England sono ormai quasi del tutto scomparsi. Quello che una volta era un albero gigante preente in ogni città, con un diametro che arrivava a 1,5 m, oggi è diventato un albero non così comune, con un tronco largo non più di 50 cm. Questo perché la grafiosi uccide l’albero proprio mentre sta entrando nel fiore degli anni, per cui gli olmi odierni non arriveranno mai alle dimensioni di quelli del passato. È particolarmente interessante notare che anche prima dell’arrivo della grafiosi, l’olmo americano non era considerato un albero eccezionalmente longevo, ma le grandi dimensioni dell’albero erano dovute più alla sua rapida crescita che alla sua longevità. Dalla sua comparsa in USA, la grafiosi ha devastato le popolazioni di olmo da costa a costa uccidendo circa 100 milioni di olmi, sia in aree forestali che urbane.

 

Un olmo gigante a Framingham, Massachusetts, USA: un esempio di quello che dovevano essere gli olmi americani (Ulmus americana) prima dell’arrivo della grafiosi (20 metri di altezza e 45 di larghezza della chioma). Autore: E. A. Richardson.

 

I sintomi della grafiosi dell’olmo sono: defoliazione anticipata a tarda primavera, disseccamento della chioma o di parte di essa, ripiegamento a uncino dei rami giovani, imbrunimento di un settore o di tutta la circonferenza dei rami o del tronco. La loro sequenza e la velocità di sviluppo di questi sintomi variano a seconda delle caratteristiche degli alberi, del fungo patogeno e delle condizioni ambientali. Tuttavia, la caduta o l’avvizzimento del fogliame (comunemente indicato come flagging) nei piccoli rametti della parte superiore della chioma è l’indicatore più comune della presenza della malattia. Gli olmi sviluppano l’infezione tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate. La progressione dei sintomi può verificarsi in un anno o può richiedere diversi anni. Le strisce marroni nello xilema più esterno dei ramoscelli, che è possibile osservare dopo un taglio obliquo o dopo la pelatura della corteccia, sono buoni indicatori della presenza della grafiosi. Il fungo patogeno si insedia nei fasci vascolari della pianta determinando l’occlusione degli stessi, con conseguente difficoltà di acqua e linfa a raggiungere la chioma, ed emettendo sostanze tossiche; pertanto le foglie appassiscono e seccano a partire dai rami nella loro porzione distale, fino ad interessare tutta la chioma. Il risultato finale è la morte della pianta, talvolta anche in tempi molto rapidi (colpo apoplettico), soprattutto nei mesi estivi più caldi e siccitosi.

Purtroppo, ad oggi, non esistono metodi di lotta efficaci per debellare o contenere la malattia, ma è importante la prevenzione: evitare di effettuare potature e cercare di mantenere le piante in buono stato vegetativo e fitosanitario (eseguire trattamenti contro altri patogeni o parassiti, evitare ristagni idrici nel terreno). Se si desidera mettere a dimora un olmo nel proprio giardino si consiglia di preferire l’olmo siberiano (Ulmus pumila) in quanto più resistente alla grafiosi. Difatti, si utilizza proprio questa specie di olmo per programmi di incrocio, al fine di creare ibridi resistenti alla grafiosi.

Le strategie di base per limitare la grafiosi sono:

  1. ridurre le popolazioni degli insetti vettori;
  2. applicare misure per la protezione profilattica degli alberi contro i vettori ed il fungo patogeno;
  3. curare gli alberi infetti;
  4. aumentare la resistenza alle malattie della popolazione arborea;
  5. selezionare nuova varietà di olmo resistenti, almeno parzialmente, all’infezione.

Le strategie di controllo della grafiosi includono:

  1. censimento, rilevamento e ispezione delle popolazioni di olmo;
  2. sanitizzazione ed eradicazione degli esemplari malati:
  3. uso di spray ad azione profilattica contenenti fungicidi e insetticidi;
  4. prevenzione dell’infezione attraverso innesti radicali, che di solito impediscono il movimentodel fungo attraverso tra olmi adiacenti;
  5. uso trappole a feromone contri i vettori;
  6. iniezioni con fungicidi per gli alberi malati;
  7. uso di batteri ad attività antibiotica contro il fungo patogeno (Pseudomonas syringae);
  8. ripiantumazione con alberi sani e, possibilmente, resistenti al patogeno.

Infine, un’ultima curiosità: perché in italiano si chiama “grafiosi”? Questo nome deriva dalla particolare disposizione dei cunicoli orizzontali e verticali scavati dalle femmine dei coleotteri vettori, i quali depongono le uova nella corteccia dell’olmo. La disposizione di questi cunicoli ricorda graffiti, incisioni o, ancora, dei testi scritti.

 

Grazie a loro, ho scritto:

F. Karnosky. Double Jeopardy for Elms: Dutch Elm Disease and Phloem Necrosis. Arnold Arboretum – Harvard University

N. Lanierii. Dutch Elm Disease: A Postscript. Arnold Arboretum – Harvard University

Grafiosi dell’olmo. http://www.fitosanitario.pr.it/verde-ornamentale/grafiosi-dellolmo/

Grafiosi. https://it.wikipedia.org/wiki/Grafiosi

H. Faull. The Dutch Elm Disease Situation in the United States at the Close of 1938. Arnold Arboretum – Harvard University

Peter Del Tredici. Typical Elms of Yesterday. Arnold Arboretum – Harvard University

 

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