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Mar
28
2018
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La fioraia olandese

Una fioraia olandese deve piantare in una serra bulbi di tulipani contenuti in un sacchetto. Il numero dei bulbi è compreso tra 300 e 400. Il fiorista scava fossetti nel terreno e in ognuno di essi mette 6 bulbi. Gli restano 5 bulbi per l’ultimo fossetto. Prova a metterne 7 e poi 8. in entrambi i casi gli avanzano sempre 5 bulbi per l’ultimo fosso. Quanti sono esattamente i bulbi?

A) 341

B) 360

C) 320

D) 350

E) 336

 

Lascio a voi la soluzione. Il numero di bulbi del quesito – che gira anche su internet e su whatsapp – sembra piuttosto elevato ma, effettivamente, all’aeroporto di Amsterdam sono decine in negozietti di piante ornamentali che vendono sacchetti dei più svariati bulbi. Io ho optato per un sacchetto da 100; il prezzo era buono La precisione e efficienza olandese si è manifestata fin dall’acquisto, quando la fioraia in abiti tipici mi ha interrogato sulla latitudine del posto dove avrei piantato i bulbi, sulla durata del rispettivo inverno, sulle ore di luce e di freddo, sulla disponibilità di un frigo per invernarli, ecc. Per finire, mi ha dato un foglietto dettagliato con le istruzioni per piantarli, che ho perso subito dopo. Piantata in asso lei, un po’ per la stanchezza, un po’ per mediterraneo fatalismo, ho messo i bulbi in valigia e non ci ho pensato più. Visti i presupposti – riflettevo – da me non sarebbe germogliato niente. Eliminando l’opzione frigo, ho optato per il balcone all’aria aperta invernale e, dopo qualche settimana, a fine febbraio, ho piantato i bulbi, alcuni dei quali già cominciavano pericolosamente a germogliare.

Ora, in questo articolo, non intendo fare una lectio magistralis sulle piante bulbose per questo post primaverile, volutamente rilassante. Voglio però giusto ricordare (ricordarmi) che è un bulbo non è una radice o un seme, ma un germoglio sotterraneo di forma per lo più ovata, assai raccorciato, circondato da foglie carnose ispessite con funzione di riserva. Sono bulbi le parti eduli dell’aglio e della cipolla, ad esempio, le cui parti epigee portano bellissimi fiori, come potete vedere in basso (aglio selvatico; tutte le foto seguenti sono mie).

 

 

Se passeggiate in campagna in questo periodo, ogni tanto avvertirete nell’aria anche qualche zaffata di aglio proveniente appunto da queste piante selvatiche. Le sostanze presenti nelle foglie contengono zolfo (solfossidi) e, in seguito a danno meccanico, si trasformano in sostanze più semplici e volatili (tiosolfati), ad azione repellente per gli erbivori e antimicrobica. Sostanze simili si trovano anche nelle cipolle e in specie affini, molte delle quali commestibili.

 

(fonte: http://www.compoundchem.com/wp-content/uploads/2016/04/The-Chemistry-of-Wild-Garlic.png)

 

In buona compagnia dell’aglio vi riporto in basso due specie caratteristiche delle Murge. La prima è l’asfodelo, con la sua spiga di fiori bianchi a sei tepali bianchi con un’elegante striscia scura al centro. Le sue foglie venivano usate anche per la produzione di formaggi o per coprirli. Difatti:

 

“… e alla sella legò la bisaccia di lana grigia,

entro la quale stavan le forme di legno col

cacio fresco coperto di foglie d’asfodelo,

e la ricotta e il recipiente del latte…”

(Grazie Deledda; “Il vecchio servo”)

 

 

La seconda, che sembra un candelabro, è l’infiorescenza di Muscari comosum, il comune lampascione (o cipolla canina), tanto apprezzato nella cucina pugliese. Il bravo cercatore di lampascioni individua i fiori viola e scava fino a 20-30 cm alla ricerca del bulbo commestibile.

 

 

Tutte le specie che ho elencato fino ad ora appartengono all’ordine Liliales, dalle caratteristiche foglie carnose, lineari e lanceolate, e fiori a 6 tepali, disposti in due verticilli (3 + 3). Sono piante bulbose o rizomatose, con organi sotterranei commestibili, la maggior parte delle quali sono erbacee.

Tornando al sacchetto di bulbi olandesi, questi sono i risultati ottenuti finora con i Muscari coltivati, con infiorescenze che vanno dall’azzurro all’indaco.

 

 

Oltre a questi, sono spuntati narcisi e giacinti. I primi hanno dei fiori bellissimi con una paracorolla centrale che va dal giallo al rosso, al cui interno ci sono gli stami e il pistillo. Alcune specie selvatiche sono molto profumate (il nome deriva dal greco ναρκάω, narkào, stordisco). A testimonianza della sua bellezza, il nome scientifico del narciso selvatico è Narcissus poëticus L., o comunemente anche Fior di maggio (Concato?). Il giacinto, invece, appartiene alla famiglia delle Asparagales, imparentata alle Liliales. Nella foto in basso c’è un giacinto olandese, una serie di ibridi ornamentali derivati dal Hyacinthus orientalis, a fiori grandi riuniti fittamente in un’infiorescenza.

 

 

Qui in basso è comparso in vaso un croco bianco. Il nome del genere (Crocus) deriva dal greco kròkos, che significa “filo di tessuto”, e si riferisce ai lunghi stigmi ben visibili nella specie più conosciuta (e coltivata) di questo genere (Crocus sativus), cioè lo zafferano, la cui spezia contiene circa 150 sostanze aromatiche volatili, di cui la più importante è il safranale, un’aldeide terpenica.

 

 

Safranale

 

Nella busta di bulbi olandesi non potevano mancare i tulipani, originari del centro Asia, poi arrivati nel XVI secolo in Turchia dall’Afghanistan (Il nome deriva infatti dal turco “tullband”, copricapo, turbante). Nei Paesi Bassi giunsero nel 1554 dall’ambasciatore olandese in Turchia, ma la loro coltivazione iniziò nel 1593. Qui divennero una merce di lusso e il loro prezzo aumentò esponenzialmente (bolla dei tulipani – la prima bolla speculativa documentata nella storia del capitalismo) fino al 3 febbraio 1637, giorno in cui avvenne il definitivo crollo dei prezzi. Centinaia di olandesi, inclusi uomini di affari, dignitari, commercianti e persone comuni, caddero in rovina finanziaria quando si ritrovarono a detenere contratti per comprare tulipani a prezzi dieci volte maggiori di quelli di un mercato ormai crollato, o si trovarono a possedere bulbi che valevano un decimo di quanto li avevano pagati senza però avere più i soldi per mangiare. Gran brutta storia.

 

A proposito: alla fine, quanti erano esattamente i bulbi della fioraia olandese?

 

 

 

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