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Lug
10
2015
0

Gli alberi venuti dallo spazio

01 - Emblema

 

L’Apollo 14 fu lanciato nel tardo pomeriggio del 31 gennaio 1971 per quello che doveva essere il terzo viaggio sulla Luna. Cinque giorni più tardi, Alan Shepard e Edgar Mitchell camminavano già sulla Luna, mentre Stuart Roosa, un ex pompiere paracadutista dell’US Forest Service (USFS), orbitava nel modulo di comando. Stuart Roosa era nato il 16 agosto 1933, a Durango, Colorado. Lavorò per il Servizio Forestale nei primi anni 1950 e in seguito si arruolò nell’Air Force, diventando un pilota collaudatore. Fu una delle 19 persone selezionate per la classe astronauti del 1966 e fece parte della squadra di sostegno per gli astronauti dell’Apollo 9. Nei piccoli contenitori portati da Roosa nello spazio, c’erano centinaia di semi di specie arboree, parte di un progetto congiunto NASA/USFS. Al ritorno sulla Terra, i semi furono fatti germinare. Conosciuti come “alberi Luna” (“Moon trees”), gli alberelli furono piantati in molte zone degli Stati Uniti (anche approfittando della data del bicentenario USA nel 1976) e in altre nazioni. Oggi, quelli ancora viventi, si ergono a perenne memoria del leggendario programma Apollo. Se non consideriamo i microorganismi che vivono sulla nostra pelle e sulle mucose, gli uomini non sono stati quindi gli unici esseri viventi ad essere tornati dallo spazio; anzi, le piante li superano anche in numero (circa 3 a 1).
Il progetto degli “alberi Luna” (il cui emblema originale della NASA, oggi un po’ kitsch, trovate all’inizio di questo post) cominciò dopo che Roosa era stato scelto per la missione Apollo 14. Ed Cliff, Capo dell’USFS, conosceva Stuart Roosa e la sua abilità di pompiere temerario, in grado di spegnere gli incendi più indomabili e reconditi, e gli suggerì l’idea di portare i semi nello spazio. Nel Personal Personal Kit (PPK), agli astronauti è permesso di portare degli oggetti a loro piacimento in piccole quantità; Roosa, per il suo passato “forestale” e per il suo amore per gli alberi, decise di sacrificare quel piccolo spazio per portare i semi invece di fotografie, monete, francobolli, palle da golf o sandwich, come avevano fatto i suoi predecessori. Era il suo modo per ringraziare l’USFS, in cui aveva lavorato con entusiasmo, ma nel gesto c’era anche una valenza scientifica, dal momento che, fino ad allora, gli esperimenti di biologia nello spazio erano stati pochissimi se confrontati a quelli chimici e fisici.

Stan Krugman, sempre dell’USFS, era stato messo a capo del progetto e selezionò i semi per l’esperimento. Furono scelte cinque specie arboree conosciute e tipiche degli Stati Uniti: loblolly pine (Pinus taeda), sicomoro (Ficus sycomorus), storace americano (Liquidambar styraciflua), sequoia sempreverde (Sequoia sempervirens) e abete di Douglas (Pseudotsuga menziesii). I semi furono classificati e ordinati, e semi di controllo delle stesse specie furono mantenuti sulla Terra per confrontarli in seguito (in realtà non si osservò mai nessuna differenza con i semi “spaziali”, anche se analisi approfondite del DNA non furono mai effettuate). Roosa trasportò circa 400-500 semi nel suo kit personale, che rimase con lui mentre orbitava intorno alla Luna nel modulo di comando “Kitty Hawk”, nel mese di febbraio 1971. Purtroppo, durante le procedure di decompressione e decontaminazione, al ritorno sulla Terra, i contenitori dei semi scoppiarono e si incendiarono e si temette che i semi al loro interno fossero stati gravemente danneggiati.

Stan Krugman fece allora un tentativo disperato, inviando i semi alle stazioni USFS di Gulfport (Mississippi) e Placerville (California) per tentare la germinazione. Sorprendentemente, quasi tutti i semi germinarono con successo e, dopo pochi anni, si ottennero 420-450 piantine (alcune da talee). Nel 1975 e nel 1976, molte furono donate ad organizzazioni forestali, che le piantarono durante celebrazione del bicentenario USA. Un loblolly pine fu piantato alla Casa Bianca, ed altri alberi in Brasile, in Svizzera, e un altro ancora presentato all’Imperatore del Giappone Hirohito e ad altre importanti personalità politiche. Negli USA, si piantarono alberi a Washington Square a Philadelphia, a Valley Forge, in varie aree protette e parchi nazionali, in alcune università e nei centri NASA.

 

02 - Moon tree

Il primo albero Luna, piantato nel 1975 da George Vitas dell’USFS a Washington Square Park, Philadelphia (fonte: Forest History Society).

 

Purtroppo, con il tempo, molte località dove sono stati piantati gli “alberi Luna” furono dimenticate e se ne persero le tracce, un po’ a causa del ricordo che sbiadisce con il tempo, ma soprattutto perché non fu mai stata redatta nessuna lista di questi alberi, al punto che già nel 1996 se ne conoscevano con certezza solo 22 (oggi il numero è salito a 80; la lista aggiornata è pubblicata su Wikipedia). Si pensa anche che molti di questi, sebbene specie arboree abbastanza longeve (vivono secoli, e le sequioie anche millenni), siano morti per malattie, come infatti è accaduto per il pino della Casa Bianca, oppure siano stati danneggiati da eventi naturali, come ad esempio l’uragano Katrina che ha colpito New Orleans e i sicomori spaziali là piantati. In seguito al rinnovato interesse, la NASA stessa ha lanciato un progetto per ritrovare gli alberelli smarriti, con tanto di indirizzo email per avvertirli in caso di eventuali identificazioni.

 

Anche se gli “alberi Luna” sono piante ordinarie su cui probabilmente il viaggio spaziale non ha avuto nessuna influenza, c’è qualcosa di magico e di impercettibile in questa storia, come dimostra l’entusiasmo e lo stupore che la gente prova quando si imbatte in un albero spaziale. Queste piante sono un ricordo del successo delle missioni Apollo, della straordinarietà di quell’evento; sono una testimonianza di un sogno. Dopo la sua missione con l’Apollo 14, Roosa lavorò come pilota di riserva per il modulo di comando per le missioni Apollo 16 e 17. In seguito, fece parte del programma Space Shuttle fino il suo pensionamento da colonnello della Air Force nel 1976, proprio quando molti dei suoi alberi venivano piantati. Roosa morì nel dicembre del 1994 ma i suoi “alberi Luna” continuano ancora oggi. Roosa sapeva bene che sarebbero vissuti più di lui. Data la loro longevità, se l’uomo non tornerà presto sulla Luna, potrebbero persino rimanere gli unici essere viventi ad esserci stati. Probabilmente vivranno ancora per almeno un secolo, e forse allora avremo colonizzato Marse e si parlerà di “alberi marziani”.

 

Postfazione

L’idea di questo post è nata dopo che mi sono trovato di fronte ad un “Moon tree” a San Luis Obispo, in California. Era riportato sulla guida turistica ma nemmeno la custode di un museo a due passi dall’albero sembrava conoscere la sua storia ed è rimasta stupefatta quando le ho detto “We are searching for the Moon tree in this park”. Si ricordava però di una sequoia con una targhetta ai piedi del tronco: era proprio lei. Le sue foto sono qui sotto, con tanto di targhetta di commorazione al maggiore Stuart Roosa. Non vi nascondo che mi sono emozionato; in fin dei conti, ha quasi la mia età ed è stata sulla Luna!

 

03 - San Luis Obispo

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