La belle verte » 2008 » settembre
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Set
06
2008
1

Falso pepe


Anni fa, sul lungomare di Metaponto, vidi per la prima volta uno strano albero con un profumo familiare. Era alto sui 4 metri, con una forma “piangente” con rami flessuosi, simile a quella del salice.

Il suo nome latino è Schinus molle. Il fusto, con una corteccia contenente un lattice colloso, può arrivare ad un diametro di 40 cm; le foglie, aromatiche e lanceolate, sono pendule, alterne e pennate, di lunghezza fino a 30 cm, e sono composte da 19-41 foglioline alternate. I fiori sono piccoli, bianchi e riuniti in infiorescenze poste alla fine dei rami fruttiferi. Ha caratteristiche che lo fanno apprezzare a vivaisti e giardinieri: è poco esigente per quanto riguarda il suolo (cresce anche in suoli poveri, secchi e calcarei, e non necessita di concimazioni).

L’albero si riproduce per seme e per talea. Il problema dei semi è che la loro germinazione è possibile solo se sono passati dal sistema digerente di uccelli ed altri animali frugivori. Una curiosità: il nome latino della specie – “Schinus molle” – deriva dal sostantivo che significa “albero” nella lingua delle popolazioni locali del sud America.

Ma la “falsità” di questa specie qual è? Be’, il suo nome comune è “albero del falso pepe” o “pepe rosa” (famiglia: Anacardiacee) In realtà con il pepe “vero” (Piper nigrum) questa specie non ha nulla a che vedere, anche se le sue bacche hanno un aroma simile a quello del pepe sono utilizzate come spezia: il pepe rosa appunto. I frutti, infatti, hanno un diametro di 5-7 mm e maturando cambiano colore dal verde al rosa, fino al rosso intenso e al violaceo. Essi sono distribuiti in grappoli densi di centinaia di bacche

In  medicina tradizionale, gli infusi di bacche hanno forti proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e diuretiche. Ancora più importanti sono i recenti utilizzi dei principi attivi contenenti nella corteccia come medicinali antidepressivi e insetticidi in lotta biologica.

L’areale originario è situato sugli altopiani desertici di Cile, Perù e Bolivia. Gli Inca, utilizzavano la parte esterna, dolce, del frutto maturo (erano bravissimi perché la parte interna è amara) per perparare degli ottimi drink dissetanti. Il suo sciroppo era miscelato a mais per ottenere una farina aromatizzata con cui produrre una specie di “pan pepato” (non nel senso del dolce che mangiamo oggi, ma proprio un pane con un forte aroma di pepe). Il frutto veniva anche fermentato per produrre il “chica”, una forte bevanda alcolica.

Se vi viene in mente di assaggiare i frutti, fatelo con moderazione perché, se assunti in grandi quantità, sono tossici.

 

Grazie a loro, ho scritto:

 

Infoerbe – http://www.infoerbe.it

http://www.homolaicus.com/scienza/erbario/10000foto/schinus_molle.htm

Goldstein, David John & Coleman, Robin Christine (2004), “Schinus molle L. (Anacardiaceae) ChichaEconomic Botany (New York, USA: Springer New York) 58(4): 523-529, December 2004, doi:10.1663/0013-0001(2004)058[0523:SMLACP]2.0.CO;2, ISSN 1874-9364

http://it.wikipedia.org/wiki/Schinus_molle

 

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