La belle verte » 2014 » febbraio
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Feb
16
2014
1

Una botta e via

 

Agave americana

 

 

Tempo fa avevo parlato di strategia r e strategia k negli animali e nelle piante. In breve, la strategia r si basa sul grande potenziale riproduttivo; ad esempio, gli insetti, che depongono milioni di uova, o i funghi e le piante, che disperdono miriadi di spore e i semi, rispettivamente, basano i loro cicli vitali su questa strategia. I figli sono tanti e molti muoiono perché le risorse ambientali non sono sufficienti a sostentarli tutti, ma quei pochi che sopravvivono sono sufficienti a dare continuità alla specie. La seconda strategia, la k, è invece più fine: la progenie è poca e ben curata; molti sforzi (cure parentali) sono compiuti dai genitori per permettere ai figli di sopravvivere. Avevo concluso che non tutte le piante seguono la strategia r, come invece affermano quasi tutti i testi di ecologia, fornendo alcuni esempi.

 

Questo è ancor più vero per le piante che vivono in condizioni estreme; e per una pianta non esiste forse condizione più estrema della mancanza del suo alimento principale: l’acqua. Ora, per le piante resistenti alla siccità (xerofite), in particolare per le crassulacee delle regioni desertiche, la produzione di fiori è una sfida estremamente costosa in termini energetici. In primo luogo, il fiore è per le angiosperme (le pianti che fanno fiori, per intenderci) un organo indispensabile per la riproduzione sessuale ma anche molto delicato in quanto si disidrata facilmente. Le piante a fiore delle regioni temperate e tropicali hanno il privilegio di produrre fiori in molti mesi dell’anno o durante tutto l’anno, ma quelle desertiche devono saper risparmiare le loro risorse e spenderle al momento giusto. Per queste ultime, è molto più vantaggioso aspettare le giuste condizioni per fiorire e non sprecare così tutti i colpi in canna. Così, sopportano, sopportano e sopportano lunghi periodi caratterizzati da condizioni ambientali avverse, in attesa del momento topico. In molti deserti, le condizioni opportune per la fioritura si verificano mediamente ogni 10 anni, cioè dopo inverni (relativamente) piovosi ed estati non eccessivamente torride.

 

E’ in una di queste rare combinazioni che, ad esempio, il deserto dell’Arizona si trasforma in un mare di colori, mostrando tappeti gialli e arancioni (Eschscholzia californica) o con screziature viola (Castilleja exserta) (foto qui in basso), che colorano il deserto di una stupenda gamma di colori. La stessa cosa avviene ogni aprile nelle steppe semi-arie del Kazakistan, dove bastano poche precipitazioni per tramutare il suolo arido marrone in un lussureggiante paesaggio verde pieno di tulipani, che formano un emozionante caleidoscopio di gialli, viola, bianchi e rossi. Ma, dopo solo pochi mesi di colore, questi pascoli diventano di nuovo territori sterili e ostili, battuti dai venti della steppa.

 Eschscholzia_californica

owls clover

 

Hylocereus undatus, la “regina della notte”, è un cactus dell’America Centrale che fiorisce soltanto una volta l’anno. L’aspetto avvizzito di questo cactus rampicante è quello di un ammasso aggrovigliato di fusti, ciascuno di pochi centimetri di diametro, che cade sulle rocce e si appende sui rami di altre piante sui quali si è stabilito. Appena le temperature nelle foreste tropicali decidue dove vive questa specie raggiungono i 40°C in estate, il cactus si inattiva durante il giorno. Ogni anno, In tarda primavera, le sue liane tentacolari iniziano a produrre piccole protrusioni che crescono in lunghezza per un certo numero di settimane, e a metà estate queste sono ormai diventate germogli verdi a forma di lancia, lunghi 20 centimetri.

La romanticona, poi, rimane inattiva in attesa della luna piena. A questo punto, mostra uno scenario di un bellezza incredibile: appena il sole tramonta e la luna si leva, le gemme fiorali cominciano a muoversi ed estendono lentamente le estremità appiccicose degli stami, subito seguiti da una spazzola di antere coperte di polline. Nelle ore successive, i tepali carnosi simili a un catenaccio e le brattee cominciano a staccarsi quando la gemma si apre lentamente per rivelare una testa di petali bianco-crema che si svolgono in un glorioso fiore. Quando i fiori si aprono, emettono una fragranza dolce in grado di attrarre falene e pipistrelli nettarivori che seguono la scia odorifera. I fiori, con un diametro di 30 cm, brillano alla luce della luna, inviando così un segnale agli impollinatori e conducendoli a cibarsi del loro nettare. Dopo solo poche ore, i fiori della regina della notte cominciano di nuovo a chiudersi e, all’alba, questi sono già appassiti e morti. Questi adattamenti fisiologici fanno parte della strategia di sopravvivenza della pianta, che chiude subito i petali per formare uno scudo protettivo intorno agli ovuli appena fertilizzati, in grado di trattenere la preziosa e vitale umidità. La regina della notte è quindi un classico esempio di pianta a strategia k, in quanto produce grandi fiori che durano soltanto una notte. Questa strategia, in condizioni estreme come quelle in cui vive questa specie, è estremamente efficace.

 



 

Un altro esempio di strategia k in ambienti estremi è quello di Agave americana (illustrata nella foto all’inizio del post),  una specie succulenta, molto diffusa nelle nostre regioni costiere, meridionali, e originaria del Messico, dove si credeva fiorisse ogni 100 anni (da cui il nome comune anglosassone “century plant”). Il nome è rimasto, anche se è ora noto che non fiorisce così poco frequentemente. L’agave americana non fiorisce una volta l’anno, come la regina della notte, ma una sola volta nella vita! Le sue foglie carnose, di colore bluastro, sono orlate di strutture simili a denti seghettati che si aggregano assieme a formare una grande rosetta che raggiunge oltre due metri di altezza e 4 di larghezza. Come per molte piante che si sono evolute per sopravvivere alle dure condizioni delle zone aride, l’agave americana ha una crescita molto lenta, dal momento che, crescendo, crea riserve di zucchero e amido. Mentre le piante che condividono il suo habitat vanno incontro a cicli regolari di fioritura, l’agave americana rimane pressoché invariata per tutta la vita perché impiega da 30 a 60 anni per espandersi lentamente e formare le riserve interne di energia.

Dopo questo lungo periodo, comincia a utilizzare i carboidrati per formare un grandissimo peduncolo fiorale simile a un gigantesco asparago che emerge dal centro della rosetta e si accresce anche di 25 cm al giorno. Arrivato a circa 8 metri di altezza, il peduncolo fiorale si divide per formare una struttura ramificata di circa un metro di larghezza coperta di densi ammassi di gemme. In circa due settimane, l’asparagone produrrà migliaia di fiori di colore giallo-pallido fortemente profumati che fungono da faro notturno per i pipistrelli nettarivori, i suoi impollinatori. Ogni gemma è ricoperta da una grande quantità di nettare, prodotto utilizzando le riserve delle pianta accumulate in una vita, affinché i fiori siano raggiunti da più impollinatori possibili. La pazienza decennale dell’agave americana ha quindi un preciso scopo: quando l’infiorescenza ha prodotto e disperso i semi, il peduncolo si secca e crolla, il resto della pianta comincia a rallentare il metabolismo, appassisce e, infine, muore. La pianta, letteralmente, fiorisce alla morte e si affida completamente ai suoi semi, con la speranza che almeno qualcuno di essi germini con successo da qualche parte del deserto.

 

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