La belle verte » 2013 » marzo
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Mar
06
2013
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Sensi vegetali

L’evoluzione non ha scopo, non ha progresso, non ha una direzione.
E’ una danza attraverso il morfospazio, lo spazio delle forme degli organismi

(Stephen Jay Gould)

 

 

Al di là delle interpetazioni paranormali e sensazionalistiche, le piante siano dotate di innumerevoli sensi. Il problema è che le ricerche sul mondo vegetale sono state spesso mirate sulla produzione oppue sugli aspetti relativi alla loro crescita e svilppo, dal punto di vista fisiologico e molecolare.

Eppure, in tempi meno sospetti (1975), due ricercatori statunitensi, Donald R. Strong Jr. e Thomas S. Ray Jr., registrarono che le piantine di Monstera gigantea, una specie sudamericana, crescono verso l’ombra causata dal tronco dell’albero più vicino. Inoltre, se germinano nello stesso periodo più semi, tutte le piante si dirigono verso un unico tronco. Strong e Ray ipotizzarono che la risposta data dalle piantine le portava in direzione del buio (scototropismo) e non verso la direzione opposta a quella di una sogente di (fototropismo negativo).

La prova della loro ipotesi venne confermata da un esperimento nel quale veniva posta intorno alle piantine una parete circolare di cartone bianco interrotta in vari punti da stoffa nera. Cosa succedeva? Le piantine non crescevano lontane lontane dalle zone bianche (come nel caso del fototropismo negativo) ma solo in direzione della macchia nera. Quest’ultima, poi, non doveva essere posizionata troppo lontano (minore di un metro). Nel caso in cui la distanza tronco-piantine fosse superiore al metro, le piantine non erano in grado di “raggiungere” il tronco.

Lo scototropismo, letteralmente “movimento verso il buio“, è molto utile nelle liane foreste tropicali, come appunto quelle del genere Monstera. Infatti, quando i semi germinano, devono trovare un supporto al più presto, altrimenti le limitate risorse del seme non sarebbero sufficienti a permettere alla piantina di arrivare alla luce (il sottobosco delle forsete pluviali è alquanto ombroso) e diventare così autonome dal punto di vista fotosintetico. L’unico modo è quindi quello di arrampicarsi su un altro albero, possibilmente il più vicino possibile al seme. Le piantine non cercano quindi in modo casuale ma cercano i settori più oscuri dell’orizzonte, che di solito sono le zone d’ombra dei tronchi d’albero d’alto fusto.

Qui sotto potete vedere una Monstera che si è abbarbicata su un albero di papaya.


 

E a quel punto, un altro “miracolo”: quando la piantina tocca l’albero, la pianta smette di cercare ed entrano in gioco gravitropismo, fototropismo e tigmotropismo, come avviene un po’ per le viti. La piantina, cioè, direziona la sua crescita verso l’alto (stimolo inverso della gravità), la luce (in alto), sempre però mantenendo il contatto con il tronco (tatto).

Che il genere Monstera sia abbastanza sensibile agli timoli ambientali, lo potete vedere nel video qui sotto.


 

Infine, se proprio vi interessa l’articolo originale di Donald R. Strong, Jr. and Thomas S. Ray, Jr. (1975), potete trovarlo per rintero su questo link: http://isites.harvard.edu/fs/docs/icb.topic598848.files/Week%2010.%20Skototropism.pdf

Mi chiedo perché da allora lo scototropismo non è stato più studiato. Non ne trovo traccia sui motori di ricerca di lavori scientifici né sui libri di fisiologia vegetale.

 

 

Grazie a loro, ho scritto

Strong DR Jr., Ray TS Jr. (1975) Host Tree Location Behavior of a Tropical Vine (Monstera gigantea) by Skototropism. Science, New Series, Vol. 190, No. 4216 (Nov. 21, 1975), pp. 804-806

Ingrouille M, Eddie B (2006) Plants: Evolution and Diversity. Cambridge University Press, UK.

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