Biologia “relativistica”

Finalmente riesco a scrivere di nuovo sul mio blog. Dividendomi tra troppe cose mi rendo conto di averlo un po’ tralasciato. Spero almeno di dividermi come una goccia di mercurio: in gocce più piccoline senza perdere la lucentezza e la forma perfetta. Dopo questa cavolata quotidiana, passo all’argomento di oggi. L’ispirazione stavolta è venuta da varie frasi, interventi, discorsi e chat di quest’ultimo mese. Come una serie di mutazioni puntiformi di (apparentemente) scarsa importanza, si sono sommati e quindi eccoci qua.
A quanto pare, in diritto o in medicina non esistono (dovrebbero esistere?) le mezze misure, così come non ci sono in matematica e in tutte le discipline che si (auto-?)definiscono scientifiche: una cosa è o non è, determina una conseguenza o non la determina. Per la biologia la faccenda si complica. Nata come scienza naturalistica, quindi con molte mezze misure, è diventata nel tempo sempre più riduzionistica e deterministica. Si indaga oramai nell’infinitamente piccolo, con un approccio simile a quello che gli astrofisici utilizzano per lo studio dell’Universo; si cercano di spiegare gli effetti partendo dalle cause e dando per scontato che queste cause ci siano sempre, procedendo con indagini sempre più analitiche.
La biologia molecolare, con grande scontento del Prof. Zichichi che non la considera scienza in quanto non galileiana e non riproducibile, è oggi sullo stesso piano della chimica e della fisica; e con questo non intendo che questo piano sia il migliore, il più rigoroso e il più infallibile in assoluto! La svolta, secondo il mio modesto parere, è nata dal cosiddetto dogma centrale della biologia molecolare, enunciato da Francis Crick nel 1957, secondo il quale il DNA contiene geni: ogni gene codifica per un RNA messaggero, ciascuno dei quali dà origine a una proteina; infine, ogni proteina contribuisce ad un carattere fenotipico di un organismo o ad un enzima. Saremmo quindi il frutto di 3 miliardi e qualcosa di paia di basi, con poche possibilità di intervento alcuno.

Dopo un’iniziale, completa accettazione di questo dogma, già negli anni ‘60, Alexander Rich e Carl Woese, con le loro teorie su un “mondo a RNA” (alquanto indipendente da DNA e proteine) avevano ipotizzato che la situazione non fosse proprio così semplice e che il determinismo genetico fosse in realtà solo un mito.
Con le nuove tecniche bioinformatiche, in base alle quali è possibile scandagliare tra miliardi di basi in cerca del significato delle sequenze di DNA, la biologia è paradossalmente ripiombata in uno stadio più caotico. Questo perché ogni caratteristica di un organismo vivente è frutto di molteplici interazioni, non sempre così lineari, molte delle quali dettate dal caso o perlomeno dovute a tanti di quei fattori ambientali e molecolari da sembrare casuali. Gli organismi viventi sembrano esser governati da quello che i fisici chiamano “pseudo caos”, o caos quantico, cioè un sistema dinamico con stati definiti di energia e governato da precise leggi chimico-fisiche, ma talmente complesso da risultare irreversibile. Il concetto sembra astruso ma potete pensare a due gemelli, che hanno lo stesso DNA e sono veri e propri cloni, e nonostante tutto, a causa degli stimoli inevitabilmente diversi a cui sono stati sottoposti e alle loro esperienze di vita, sono due persone con un carattere, una sensibilità e anche una risposta agli stimoli ambientali completamente diversi. Un altro esempio è quello delle mutazioni del DNA, che una causa scatenante sicuramente ce l’hanno, ma molto raramente retro-mutano, ricapitano cioè nella stessa sequenza di DNA e con le stesse modalità, riformando la sequenza di partenza (è raro che un fulmine cada due volte sullo stesso ed identico posto!).
La biologia, ancora una volta, ci dà una lezione di umiltà; ci dice che la vita non è un’alternativa tra bianco o nero e, paradossalmente, sembra essere più “tollerante” di tante discipline umanistiche che assurgono al ruolo di Scienze. Mi rendo conto di essere stato forse troppo filosofico e generico in questo post, ma era solo un’introduzione ai prossimi sul tema (e possibilmente sulle piante, le mie preferite).
Io ora ho fame e voi vi sarete annoiati a morte. Alla prossima!